Acquaticità bambini 4-7 anni

An illustrative sketch of a flower

Coscienti e coinvolti

Dai quattro anni i bambini entrano in acqua da soli ed a questa età l’avventura nell’acqua diventa più cosciente ed ancor più coinvolgente.

 

Il ruolo dell’operatore che li accompagna è più determinante, dovrà infatti essere in grado di coordinare sia le situazioni individuali che collettive, dovrà predisporre l’ambiente e progettare la situazione da proporre, ma dovrà anche saper improvvisare all’interno di una intenzionalità educativa presente nelle mete del progetto. L’operatore non ha il compito di “istruire”, di “allenare”, ma deve essere in grado di rendere percorribili strade individualizzate che sfocino nei saperi, nel saper fare, nel saper essere, fondanti le

competenze corporee dell’infanzia. Questi gruppi di bambini sono seguiti in acqua da due educatori.

 

Un bambino acquatico imparerà in un baleno a nuotare dopo aver approfittato della tridimensionalità dell’acqua esplorando prima la profondità e poi il movimento in superfice.

«dovrà essere in grado di diventare abile nella direzione e nel coordinamento di una situazione individuale o collettiva, capace di suddividere in quadri, pennellati nelle loro caratteristiche visive e sonore, le storie e le azioni ad esse connesse; dovrà predisporre lo scenario di svolgimento dell’azione ed avere in mente il canovaccio, l’intreccio sul quale si costruiranno la situazione, i dialoghi, le relazioni; avere in mente il soggetto, la trama, l’ordine degli argomenti, ma dovrà anche saper recitare a soggetto, sapendo improvvisare all’interno di una intenzionalità educativa presente nelle mete del progetto. Non è un caso che le immagini di un operatore, qui sopra descritte, derivino dal linguaggio cinematografico e teatrale: proponiamo infatti un operatore che sia regista della situazione, che si ponga come lievito per le proposte dei bambini, che sia sempre presente mantenendo l’equilibrio che permetta ai bambini la scoperta, che crei le condizioni e i contesti atti a far sì che gli apprendimenti siano possibili e motivati anche attraverso la proposta di sfondi fantastici coinvolgenti. Dovrà sapersi mettere in relazione con il bambino attraverso il corpo, condurre il gioco, ma anche uscirne al momento opportuno, dovrà coinvolgere e lasciarsi coinvolgere. L’operatore non ha il compito di “istruire”, di “allenare” ma deve essere in grado, interpretando i ruoli sopra descritti, di rendere percorribili strade individualizzate che sfocino nei saperi, nel saper fare, nel saper essere, fondanti le competenze corporee dell’infanzia. » 

Primi Passi UISP di Andrea Imeroni 1993

Continua a leggere la nostra filosofia

Linee metodologiche

Acquaticità 0-4

Il ruolo del genitore

Acquaticità 4-6

Acquaticità in gravidanza

Acquaticità in adulti

Acquaticità in anziani

Attivitá con le scuole

Acqua gym

Acquaticità bambini 4-6

Coscienti e coinvolti

Dai quattro anni i bambini entrano in acqua da soli ed a questa età l’avventura nell’acqua diventa più cosciente ed ancor più coinvolgente.

 

Il ruolo dell’operatore che li accompagna è più determinante, dovrà infatti essere in grado di coordinare sia le situazioni individuali che collettive, dovrà predisporre l’ambiente e progettare la situazione da proporre, ma dovrà anche saper improvvisare all’interno di una intenzionalità educativa presente nelle mete del progetto. L’operatore non ha il compito di “istruire”, di “allenare”, ma deve essere in grado di rendere percorribili strade individualizzate che sfocino nei saperi, nel saper fare, nel saper essere, fondanti le

competenze corporee dell’infanzia. Questi gruppi di bambini sono seguiti in acqua da due educatori.

 

Un bambino acquatico imparerà in un baleno a nuotare dopo aver approfittato della tridimensionalità dell’acqua esplorando prima la profondità e poi il movimento in superfice.

An illustrative sketch of a flower

«dovrà essere in grado di diventare abile nella direzione e nel coordinamento di una situazione individuale o collettiva, capace di suddividere in quadri, pennellati nelle loro caratteristiche visive e sonore, le storie e le azioni ad esse connesse; dovrà predisporre lo scenario di svolgimento dell’azione ed avere in mente il canovaccio, l’intreccio sul quale si costruiranno la situazione, i dialoghi, le relazioni; avere in mente il soggetto, la trama, l’ordine degli argomenti, ma dovrà anche saper recitare a soggetto, sapendo improvvisare all’interno di una intenzionalità educativa presente nelle mete del progetto. Non è un caso che le immagini di un operatore, qui sopra descritte, derivino dal linguaggio cinematografico e teatrale: proponiamo infatti un operatore che sia regista della situazione, che si ponga come lievito per le proposte dei bambini, che sia sempre presente mantenendo l’equilibrio che permetta ai bambini la scoperta, che crei le condizioni e i contesti atti a far sì che gli apprendimenti siano possibili e motivati anche attraverso la proposta di sfondi fantastici coinvolgenti. Dovrà sapersi mettere in relazione con il bambino attraverso il corpo, condurre il gioco, ma anche uscirne al momento opportuno, dovrà coinvolgere e lasciarsi coinvolgere. L’operatore non ha il compito di “istruire”, di “allenare” ma deve essere in grado, interpretando i ruoli sopra descritti, di rendere percorribili strade individualizzate che sfocino nei saperi, nel saper fare, nel saper essere, fondanti le competenze corporee dell’infanzia. » 

Primi Passi UISP di Andrea Imeroni 1993

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Coscienti e coinvolti

Dai quattro anni i bambini entrano in acqua da soli ed a questa età l’avventura nell’acqua diventa più cosciente ed ancor più coinvolgente.

 

Il ruolo dell’operatore che li accompagna è più determinante, dovrà infatti essere in grado di coordinare sia le situazioni individuali che collettive, dovrà predisporre l’ambiente e progettare la situazione da proporre, ma dovrà anche saper improvvisare all’interno di una intenzionalità educativa presente nelle mete del progetto. L’operatore non ha il compito di “istruire”, di “allenare”, ma deve essere in grado di rendere percorribili strade individualizzate che sfocino nei saperi, nel saper fare, nel saper essere, fondanti le

competenze corporee dell’infanzia. Questi gruppi di bambini sono seguiti in acqua da due educatori.

 

Un bambino acquatico imparerà in un baleno a nuotare dopo aver approfittato della tridimensionalità dell’acqua esplorando prima la profondità e poi il movimento in superfice.

«dovrà essere in grado di diventare abile nella direzione e nel coordinamento di una situazione individuale o collettiva, capace di suddividere in quadri, pennellati nelle loro caratteristiche visive e sonore, le storie e le azioni ad esse connesse; dovrà predisporre lo scenario di svolgimento dell’azione ed avere in mente il canovaccio, l’intreccio sul quale si costruiranno la situazione, i dialoghi, le relazioni; avere in mente il soggetto, la trama, l’ordine degli argomenti, ma dovrà anche saper recitare a soggetto, sapendo improvvisare all’interno di una intenzionalità educativa presente nelle mete del progetto. Non è un caso che le immagini di un operatore, qui sopra descritte, derivino dal linguaggio cinematografico e teatrale: proponiamo infatti un operatore che sia regista della situazione, che si ponga come lievito per le proposte dei bambini, che sia sempre presente mantenendo l’equilibrio che permetta ai bambini la scoperta, che crei le condizioni e i contesti atti a far sì che gli apprendimenti siano possibili e motivati anche attraverso la proposta di sfondi fantastici coinvolgenti. Dovrà sapersi mettere in relazione con il bambino attraverso il corpo, condurre il gioco, ma anche uscirne al momento opportuno, dovrà coinvolgere e lasciarsi coinvolgere. L’operatore non ha il compito di “istruire”, di “allenare” ma deve essere in grado, interpretando i ruoli sopra descritti, di rendere percorribili strade individualizzate che sfocino nei saperi, nel saper fare, nel saper essere, fondanti le competenze corporee dell’infanzia. » 

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